Procedimenti di derattizzazione: gli interventi più comuni per la bonifica di edifici pubblici, strutture industriali e abitazioni private

ratti-disinfestazione

I ratti possono diventare un serio problema quando non vengono prese delle contromisure adeguate, mirate e tempestive. Diverse malattie vengono trasmesse dai topi e con un’infestazione in atto i rischi per la salute tendono ad aumentare in maniera esponenziale.

Proprio le conseguenze igienico-sanitarie alimentano la ricerca di soluzioni in grado di contenere o interrompere la diffusione dei roditori. Da secoli, le persone contrastano la proliferazione di questa specie con delle trappole o dei veleni.

Tuttavia, i ratti riescono ad eludere la maggior parte degli interventi grazie ad una spiccata neofobia ed un innato istinto di sopravvivenza. Così vengono sviluppati i procedimenti di derattizzazione che prevedono l’impiego di rodenticidi e sostanze anticoagulanti.

Biocidi: le principali soluzioni da adottare con i roditori infestanti

Vari sistemi vengono utilizzati per derattizzare e ripristinare le condizioni igienico-sanitarie degli ambienti invasi dai topi. I procedimenti più comuni ed efficienti contemplano l’impiego di apposite esche gradite ai ratti.

Questi alimenti vengono mischiati a delle sostanze anticoagulanti in grado di bloccare il processo emostatico e la produzione di vitamina K. Così i topi assumono le dosi letali di biocidi senza creare alcuna correlazione tra i decessi e le esche somministrate.

Lo stratagemma adottato è il seguente: gli anticoagulanti vengono somministrati mediante gli alimenti contenuti nelle stazioni di esca e le emorragie interne sopraggiungono pochi giorni dopo l’assunzione involontaria dei biocidi.

Derattizzazioni con i rodenticidi cronici e problematiche provocate dai fenomeni di resistenza

I topi vengono controllati o soppressi perché trasmettono delle gravi malattie anche tramite la contaminazione di cibo e acqua. Neanche le forniture mediche sono al sicuro dato l’irrefrenabile opportunismo e l’elevato fabbisogno energetico dei ratti.

Con metabolismo più veloce e una naturale predisposizione alla curiosità, i roditori tendono ad assaggiare qualsiasi nuovo alimento disponibile. Ecco perché anche nelle strutture sanitarie vengono eseguite delle derattizzazioni costanti e periodiche con delle procedure chimiche all’avanguardia.

Le operazioni di bonifica più innovative prevedono l’impiego dei rodenticidi cronici di prima o seconda generazione. In questa categoria rientrano gli anticoagulanti che inibiscono il meccanismo fisiologico di emostasi, bloccano la produzione di protrombina e causano le letali emorragie interne.

Nonostante l’elevato tasso di mortalità dei rodenticidi cronici, sono emersi in tutto il mondo dei fenomeni di resistenza alle sostanze anticoagulante. Con una tale condizione sarà necessario usare una dose letale di Bromadiolone e incentivare la ricerca di nuove soluzioni in grado di contrastare la risposta biologica di alcuni ratti.

Le alternative ai rodenticidi di prima o seconda generazione

I topicidi acuti vengono utilizzati come rimpiazzi quando le necessità richiedono un intervento di derattizzazione rapido e tempestivo. Con queste sostanze chimiche i ratti muoiono in meno di 24 ore perché i composti nocivi colpiscono gli organi vitali provocando dei collassi cardiaci, neurologici o respiratori.

Con i rodenticidi sub acuti, invece, i decessi avvengono nell’arco di alcuni giorni tramite un mirato effetto tossico ritardato. Questi topicidi danneggiano il sistema nervoso o causano una produzione eccessiva di calcio nel sangue.

Entrambi i metodi vengono considerati delle alternative agli anticoagulanti a lungo termine, nonostante siano propensi a generare una maggiore diffidenza nei roditori date le quantità di dosi somministrate con le esche.

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